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Cosa può insegnare alla propria insegnante di sostegno un bambino con sindrome di Down


L’approfondimento che segue consiste in una rielaborazione (da parte di chi cura il sito), con notevole sintesi di alcune parti, di una relazione su quattro anni di scuola dell’infanzia da parte dell’insegnante di sostegno.
La prima parte evidenzia una situazione complessivamente nella norma della sindrome di Down (pur nella specificità dei problemi medici).
La seconda parte è testimonianza di come un buon insegnamento ad un allievo in situazione di handicap comporta un coinvolgimento a livello umano molto profondo e così arricchente da comportare anche forti sentimenti di gratitudine.

Nei primi due anni di scuola Martino ha frequentato molto poco a causa di broncopolmoniti così gravi da comportare ospedalizzazione.
Dal PEI del suo primo anno scolastico Martino si presenta come un bambino disponibile, socievole, ben accolto dai compagni. Per comunicare utilizza il linguaggio non verbale (gesti, mimica ecc.) e poche parole singole. Manifesta interesse per le attività senso-motorie, per le illustrazioni dei libri e per la musica.
Dal PEI del suo quarto anno scolastico risulta che Martino si sente a proprio agio a scuola. La sua autonomia personale si realizza in particolare nell’essere autonomo nel mangiare e nel tenersi pulito. Reagisce adeguatamente ad eventuali osservazioni da parte delle insegnanti. La sua comunicazione non verbale è buona e quella verbale comprende alcune semplici frasi.
Complessivamente le sue prestazioni scolastiche rientrano nella media dei bambini con sindrome di Down della sua età (7 anni circa).


Martino sta per andare nella scuola primaria. E l’insegnante di sostegno, particolarmente disponibile ed interessata, si “guarda indietro” e sintetizza le proprie idee e i propri sentimenti in un modo particolare e cioè realizzando con chiarezza che da Martino ha imparato molte cose.
- A saper accogliere e relazionare con tutti anche se con modalità diverse.
- A saper comunicare pensieri, desideri, stati d’animo anche quando non ci sono le parole, potenziando le competenze empatiche altrui.
- A riconoscere il bisogno di affetto che c’è in tutti.
- A far piacere agli altri anche quando non se ne ha voglia (Martino faceva tante cose perché sapeva che così faceva contente le insegnanti … finché ce la faceva).
- A rispettare i tempi altrui.
- A vedere nei genitori dei bambini in difficoltà tutto ciò che fanno di positivo.

 

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